Intervista alla Banda Biscotti: l’occasione che fa di un ladro un uomo

Intervista alla Banda Biscotti: l’occasione che fa di un ladro un uomo
10 settembre 2018 Il Mercato Verde
In Interviste, Sociale

Banda Biscotti: l’occasione che fa di un ladro un uomo

Intervista a Marco Girardello della Cooperativa “Divieto di sosta” (di Chiara Italia)

Siamo a Verbania, sulla sponda occidentale del Lago Maggiore, capoluogo della provincia del Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte. Qui la cooperativa “Divieto di sosta” gestisce alcuni progetti, due dei quali legati al mondo delle prigioni: un ristorante in gestione a Verbania e un laboratorio di produzione dolciaria. Abbiamo conosciuto Marco Girardello, che lavora per la cooperativa e che ci ha raccontato di che cosa si tratta.

 

È una casa circondariale, ci sono circa 70 persone che hanno tutte pene sotto i tre anni. La grossa distinzione – ci spiega Marco – è che le case di reclusione ospitano le persone che sono condannate a una pena definitiva, mentre le case circondariali tendenzialmente sono legate a pene brevi, o con persone in custodia cautelare. Quella di Verbania è una piccola galera di provincia legata alla presenza del tribunale: “Ci sono carceri che non hanno degli spazi per potersi permettere di inventare un’attività lavorativa, e ci sono carceri come questa, galere vecchie nel centro storico, con una serie di spazi da utilizzare”.  E per fortuna – aggiunge – esistono ancora carceri dentro le città e non vicino alle discariche o ai cimiteri.

Raccontaci come è nata questa idea….
È nata da un insegnante di cucina che faceva la formazione. E un giorno disse: facciamo qualcosa per tenerli occupati dentro e dar loro uno stipendio. Sì perché come lo definiresti un lavoro dove non c’è nessuno che ti dà degli obiettivi da raggiungere? Un lavoro per cui non hai degli standard da rispettare? Un lavoro per cui non hai nessun tipo di procedura da seguire? E che ti restituisce l’idea di una professione e di lavoro guadagnato?

Abbiamo iniziato a fare l’attività formativa nell’ambito della ristorazione in una cucina di 27 mq. Situazione che poi ha dato origine a una serie di cose, e nel corso del tempo siamo riusciti a costruire una filiera di interventi, come i catering in città, una città molto aperta e disponibile. Tutto ciò anche grazie all’intuizione di un cappellano estremamente capace di creare questo rapporto tra il territorio e la galera.

Qual è il significato di un progetto di economia carceraria?
Normalmente l’indicatore medio che si utilizza è che il 75% della gente che entra in un circuito criminale poi ci ritorna: grazie a progetti di economia carceraria come questo, la percentuale scende all’8. E proverei a dire che più lungo è il periodo più l’obiettivo è raggiunto. Per la mia esperienza, dipende da quanto è stata radicata la scelta che uno ha fatto di abbandonare certe dinamiche oppure no.

Perché i biscotti?
Per me è sempre un enorme pretesto quello dei biscotti, nel senso che potremmo non parlare di biscotti completamente, oppure parlarne, ma tangenzialmente. Perché la ragione per cui questo progetto esiste è per il contesto in cui esiste, e quindi l’idea è di prendersi cura di ciò che accade all’interno di quei luoghi, luoghi comunemente considerati apatici: le galere, i luoghi di custodia, gli ospedali psichiatrici, che per fortuna non esistono più.

Sono quegli spazi in cui siamo convinti che ci sia il ricettacolo di tutto quello che non vogliamo vedere, di cui non vogliamo occuparci. Come a dire che possiamo anche scegliere di non farlo ed essere consapevoli di quelle che sono le conseguenze del non prendersi cura di quella quota di sgradevole che c’è lì dentro. E poi l’altro tema è parallelo e riguarda anche la nostra storia: quanto è determinante prendere confidenza con la parte di sgradevolezza che c’è in ognuno di noi? O faccio finta che non ci sia – e su questo la nostra mente è capace di rilevare cose sorprendenti – oppure prendo confidenza, cerco di conoscere, metto le mani in mezzo e vediamo cosa ne salta fuori, in qualche modo me ne prendo cura.

Come definiresti il carcere?
Possiamo considerarli dei luoghi statici rispetto ai quali le comunità esterne non dialogano, oppure accettiamo serenamente il fatto che sono luoghi in continuo dialogo e interazione con i territori. E quindi se vuoi il pretesto è un po’ questo: che sia importante prendersi cura di questa cosa offrendo un tempo o delle opportunità e dei pretesti per far sì che il tempo che si spende dentro al carcere non sia un tempo regalato all’istituzione totale in sé.

Il carcere – come mia esperienza – ha una sua componente di fisiologia patologica, è veramente un’organizzazione che ti distrugge, non so come dire in maniera più chiara, che ti deresponsabilizza, ti imbruttisce. Il carcere, in sé, non può far del bene. Non ci riesce come non ci riescono le caserme, è un’organizzazione malata nel profondo. E consapevoli di questo puoi sempre giocare sulla retorica enorme che c’è intorno alle galere e all’idea che le galere invece servano a rieducare.

Ma la galera di per sé non è un laboratorio di pratiche virtuose: la galera è un posto brutto, i corridoi, le sezioni, non si respira, non c’è la leggerezza di una chiacchiera o appunto la possibilità di condividere, ma c’è sempre la paura, ci sono sempre relazioni di forza che vengono praticate, a volte in maniera meno esplicita, a volte in maniera più esplicita. È uno spazio senza senso.

Ma se immaginate che in Italia ci sono poco meno di 60.000 detenuti, e contiamo le persone da cui veramente proteggersi, arriviamo a 1.000-2.000-5.000. Tutti gli altri 50.000 sono storie che ha un senso provare a capire. Ci sono situazioni in cui non riusciamo a fare niente e quindi ci proteggiamo e basta, ma in tante altre si ha l’impressione invece che si possano fare delle cose. E quindi nella misura in cui non le fai, sei sicuro che restituirai delle persone che poi torneranno evidentemente a ripercorrere le strade che conoscono. Perché è così, siamo tutti portati a praticare la zona di comfort, le cose che conosciamo: se hai sempre praticato certe tipologie di relazioni, certi modelli comportamentali, se non conosci altro torni lì.

 

Per info sulla Banda Biscotti: www.bandabiscotti.it

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